La Regione Emilia-Romagna dovrebbe impegnarsi per “mantenere aggiornato ed ampliare il Repertorio regionale delle risorse genetiche autoctone di interesse agrario, nonché a mettere in opera un registro delle risorse a rischio di estinzione attraverso censimenti sul territorio”, perché “il patrimonio antico, di notevole valore, dei cosiddetti ‘frutti antichi e dimenticati’ e di quell’insieme di saperi e di valori che stavano dietro la loro coltivazione ed il loro utilizzo tuttavia è spesso trascurato, forse anche perché poco conosciuto”.

A chiederlo sono consiglieri del Pd in una risoluzione, sottoscritta da Antonio Mumolo, in cui rimarcano come sia necessario “far conoscere e raccontare i frutti dimenticati dando una prospettiva concreta alle piccole aziende agricole tradizionali che li coltivano”, “supportare l’attività odierna degli anziani agricoltori che portano avanti questa produzione di nicchia” e “pensare alla trasmissione delle conoscenze e delle competenze ai giovani agricoltori, perché in futuro questa ricchezza non vada perduta e con essa la memoria, cioè quel capitale di esperienze, di manualità, di tradizioni alimentari risultato di secoli di lavoro”.

Per questi motivi, i consiglieri chiedono all’esecutivo regionale di “adoperarsi in tutte le sedi opportune per favorire la conservazione e la trasmissione dei genotipi ancestrali di cui la nostra regione è ricca e del patrimonio culturale e colturale ad essi legato”, “attuare progetti di sviluppo e specifiche iniziative di formazione e di informazione a salvaguardia della biodiversità d’interesse agrario strettamente legati ai territori” e “tenere in considerazione l’importanza delle collezioni ex situ di piante da frutto e delle banche dei semi per conservare la biodiversità agraria che si sta sempre più assottigliando”.

Come specificano i firmatari, con ‘frutti antichi e dimenticati’ si intendono tutti quei “prodotti che un tempo erano raccolti e coltivati per le loro particolari caratteristiche e proprietà alimentari oppure medicamentose e che spaziano dal cereale antico, alle ortive, dalle piante spontanee al frutto vero e proprio”: piante, specificano, “generalmente poco produttive, poco conservabili, a maturazione e raccolta scalare e dunque poco appetibili alle esigenze dei mercati agroalimentari del nostro tempo”. Tuttavia, ribadiscono, esse “presentano valori intrinseci che vanno ben oltre il loro reimpiego tal quale, come ad esempio i loro geni, che le rendono piante più resistenti alle malattie e più adattabili alle diverse situazioni ambientali: di conseguenza perdere l’abitudine a coltivarle e a propagarle significa perdere valori colturali e culturali importanti”.

 

ALLEGATO
Risoluzione per impegnare la Giunta, in materia di agricoltura e biodiversità, a favorire la conservazione e la trasmissione dei genotipi ancestrali regionali e del patrimonio culturale e colturale legato ai “frutti antichi e dimenticati”. (14 12 15) A firma dei Consiglieri: Rossi Nadia, Marchetti Francesca, Serri, Cardinali, Lori, Zoffoli, Bessi, Bagnari, Poli, Caliandro, Mumolo, Boschini, Iotti, Pruccoli, Montalti, Ravaioli, Campedelli, Tarasconi, Zappaterra, Sabattini, Rontini

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