La strada raccontata da un avvocato. Intervista al giornale “Ne vale la pena”

Lo scorso mese sono stato in visita al Carcere della Dozza, dove ho potuto incontrare i detenuti e i volontari che lavorano della redazione del giornale “Ne vale la pena” e che mi hanno intervistato. A questo link l’intervista

http://www.bandieragialla.org/content/la-strada-raccontata-da-un-avvocato-intervista-ad-antonio-mumolo

(ANSA) Carcere. Commissione parità visiterà casa-lavoro Castelfranco E.

(ANSA) – BOLOGNA, 22 APR – La commissione Parità e diritti delle persone – presieduta da Roberta Mori e riunitasi aprendo la seduta con un minuto di silenzio in memoria dei migranti deceduti nel Mediterraneo nella notte fra sabato e domenica scorsi – visiterà la Casa lavoro di Castelfranco Emilia (Modena). Lo riferisce una nota specificando che la proposta è stata avanzata dalla Garante regionale dei detenuti, Desi Bruno, nel corso della sua audizione in commissione sulla situazione carceraria in Emilia-Romagna. La proposta è stata accolta dalla presidente Mori. A favore si sono espressi Antonio Mumolo e Luciana Serri (Pd). Nel suo intervento, la Garante ha toccato i temi più importanti attinenti la vita dei ristretti in Emilia-Romagna, dai numeri sulla riduzione del sovraffollamento alla presenza di detenuti stranieri nelle carceri fino alle criticita’ riguardanti sanita’ e offerta lavorativa. L’incontro e’ stato anche l’occasione per aggiornare i consiglieri sulle ultime vicende relative agli Ospedali psichiatrici giudiziari e al trasferimento degli internati nelle Rems. Ampio spazio e’ stato poi dedicato alla Casa lavoro di Castelfranco Emilia. L’invito a visitare ufficialmente la struttura detentiva, definita “una casa lavoro senza lavoro”, servira’ a verificare di persona le condizioni degli ospiti “e lo stato di inutilizzo, e quindi degrado, del patrimonio edilizio e agricolo: un vero spreco di risorse”, ha sottolineato Desi Bruno. La Garante ha poi annunciato “la presentazione di una ricerca sulle donne detenute in regione: abbiamo gia’ effettuato tutti i rilevamenti e aspettiamo solo la validazione dei dati dall’amministrazione penitenziaria, speriamo di poter dare una anteprima alla commissione gia’ prima dell’estate”. Per chiarimenti sono intervenuti Daniele Marchetti (Ln),sulla “presenza dei detenuti stranieri nelle nostre carceri e la possibilita’ di fare scontare loro la pena nei paesi di origine”; Tommaso Foti (Fdi), sugli organici polizia giudiziaria e sul numero delle persone in attesa di giudizio o con sentenza definitiva; Giulia Gibertoni (M5s) sulle criticita’ sanitarie all’interno delle carceri e, in particolare, “sul riscontro di malattie infettive”. Infine, Francesca Marchetti (Pd) ha chiesto chiarimenti sui percorsi alternativi alla detenzione. (ANSA).

(REDATTORE SOCIALE) Senza dimora. “Evaso” dalla panchina è stato prima condannato e poi assolto

panchina

Era agli arresti domiciliari. Sono in tanti gli homeless a scontare il carcere anche quando potrebbero avere pene alternative se avessero una casa. Per sorvegliarli, secondo Avvocati di strada, basterebbero i braccialetti elettronici. La storia di Ilario Bonazzoli.

(RED.SOC.) MILANO – In primo grado il Tribunale lo aveva condannato perché non si era fatto trovare in casa, nonostante fosse agli arresti domiciliari. Era il 2009. Peccato che l’uomo, Ilario Bonazzoli, 43 anni, fosse senza dimora. La sua “casa” doveva essere il parco di fronte al Municipio di Borgosatollo, un paese alle porte di Brescia. Per tre volte i poliziotti che lo sorvegliavano hanno notato una sua “evasione” dalla panchina. Alla fine e’ arrivata la denuncia e la condanna in primo grado ad altri dieci mesi di carcere. Il 12 gennaio la sentenza d’appello la ribalta e sancisce che Bonazzoli debba lasciare il penitenziario di Ivrea dove e’ attualmente detenuto. Ma il problema, a questo punto, ricade sui servizi sociali di Borgosatollo, dove il senza dimora dovrà alloggiare: “Oggi come oggi, non saprei nemmeno dove alloggiarlo, non abbiamo strutture da offrirgli – commenta il sindaco di Borgosatollo Francesco Zanardini -. L’unico aiuto che gli possiamo dare e’ trovare una residenza fittizia”. La storia di Ilario Bonazzoli è unica, non fa scuola. Ma apre scenari interessanti a chi da 13 anni si occupa di difendere i diritti dei senza dimora, come l’associazione Avvocati di strada. Per quanto assurdo sia obbligare chi non ha una una casa a restare su una panchina, la sentenza potrebbe marcare un cambio culturale: “Non ho visto le carte – ragiona il presidente di Avvocati di strada Antonio Mumolo – e il mio giudizio non può essere molto approfondito, ma di primo impatto non la giudico negativa di per se'”. Ai senza dimora infatti di norma viene comminata una pena da scontare in carcere anche quando la sentenza prevederebbe una misura cautelare minore. Ma come si fa a sorvegliare una persona che non ha un domicilio? La risposta, per l’avvocato Mumolo, c’e’: attraverso il braccialetto elettronico annunciato dal Governo Letta a dicembre. Una misura al centro delle polemiche proprio in questi giorni: il 15 gennaio il capo della Polizia Alessandro Pansa ha dichiarato alla Commissione giustizia della Camera in relazione al decreto Cancellieri che al momento ne sono utilizzati 90, anche se il costo complessivo è di 5 milioni di euro. Eppure lo strumento, potenzialmente, potrebbe aiutare il sistema carcerario a risparmiare soldi e celle. Di cifre esatte sui detenuti senza dimora non ne esistono, ma esistono altri numeri che possono dare un’idea dell’entità del fenomeno. Secondo l’ultima ricerca FioPSD – Istat il 13,2 per cento dei 50 mila senza dimora d’Italia ha avuto esperienze con il carcere. Non per tutti la cella era necessaria. A questo si aggiungono le esperienze di Antigone e Ristretti orizzonti, che segnalano moltissimi casi di senza dimora costretti a stare in carcere. “L’introduzione del braccialetto unito all’obbligo di firma ogni giorno potrebbe contribuire ad evitare la sperequazione di trattamento tra chi ha una casa e chi no – e’ la conclusione di Mumolo -. Permetterebbe di seguire i senza dimora senza obbligarli a stare in carcere. L’evasione ci sarebbe solo nel caso in cui qualcuno si strappasse il braccialetto”. (lb) (www.redattoresociale.it) 13:07 16-01-14 NNNN

Carceri. L’Assemblea legislativa approva una risoluzione a sostegno dei servizi scolastici per i detenuti

Il consigliere regionale PD Antonio Mumolo è uno dei firmatari della risoluzione sul tema dell’istruzione scolastica all’interno delle carceri che è approvata nella scorsa seduta dell’Assemblea legislativa. Il documento, a partire dalla considerazione che le scuole carcerarie (almeno per ciò che riguarda le primarie e le secondarie di primo grado) dipendono dai centri territoriali permanenti e che “a causa della riduzione delle risorse disponibili negli ultimi anni si sono verificati tagli al personale docente”, impegna la Giunta regionale a porsi in collaborazione con le altre istituzioni “quale struttura di governo e di supporto e a consolidare la rete fra soggetti pubblici e privati che programmano e realizzano corsi di lingua italiana ed educazione civica rivolti a cittadini stranieri in regime di detenzion”.

Nella risoluzione si chiede poi all’esecutivo regionale di individuare gli strumenti più opportuni, anche in collaborazione con l’ufficio del Garante regionale, “per realizzare il coordinamento e la razionalizzazione dei contenuti e delle azioni formative in modo da comporre un quadro d’insieme dell’offerta e della programmazione degli interventi”.

Ultima richiesta: favorire nei tavoli di lavoro interistituzionali l’attività di definizione di indicatori di qualità per la progettazione di percorsi formativi, l’attività di coordinamento e sostegno finalizzato all’aggiornamento degli insegnanti ed anche la programmazione di un’offerta linguistica complementare a quella dei Centri territoriali permanenti.

La risoluzione (PDF)

OG2012017458

Antonio Mumolo e il garante regionale dei detenuti si sono recati presso gli istituti penitenziari di Reggio Emilia: la relazione sulla visita

Il consigliere regionale PD Antonio Mumolo e Desi Bruno, Garante regionale per le persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà personale, hanno visitato la Casa circondariale di Reggio Emilia e l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Reggio Emilia.

La relazione sulla visita

Solo dal 2011 la Casa circondariale di Reggio Emilia e l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario sono finalmente sotto un’unica direzione, quella di Paolo Madonna, che sta cercando di portare a regime due realtà finora distinte per gestione del personale, spazi, ecc., benché a pochi metri una dall’altra.

Complessivamente le persone presenti sono 533: 322 detenuti in Casa circondariale (308 uomini e 14 donne in alta sicurezza) e 211 in OPG.

Molto alto il sovraffollamento, soprattutto alla Casa circondariale, che ha capienza regolamentare di 132 persone, ma significativo anche quello dell’OPG, che dovrebbe chiudere, secondo quanto prevede la Legge 9/2012, entro il 31 marzo 2013, con il definitivo superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari e la collocazione degli internati in strutture sanitarie. A quel punto la struttura, che è penitenziaria, potrebbe risolvere il problema del sovraffollamento della Casa circondariale, che adesso vede 3 persone detenute per cella (letti a castello in celle che dovrebbero essere singole).

Qualche altro dato. La Casa circondariale contiene 186 “definitivi”, di cui 2 in regime di semilibertà, il 70% stranieri. Quanto alle presenze nell’OPG, 205 sono i detenuti presenti fisicamente in istituto, di cui 35 nel reparto “Centauro”, 6 i detenuti in licenza temporanea, 62 quelli usciti in licenza finale sperimentale.

Appare pressante il problema del rifacimento del coperto e delle docce di tutto l’istituto, letteralmente verdi per la muffa: lavori che potrebbero essere svolti in economia con la squadra di manutenzione interna e con il lavoro dei detenuti, che appare in grado di dare un buon contributo alla manutenzione ordinaria e straordinaria dell’istituto.

La formazione dei detenuti prevede un corso per orto-florovivaisti per circa 10 persone, a cui seguono tirocini lavorativi con fondi regionali co-finanziati dal Comune. Il progetto della direzione è di riproporre l’orto-florovivaistica già sperimentata con successo a Modena, e in questo modo dare lavoro a più detenuti.

Nel 2011 sono stati 7 i detenuti in tirocinio lavorativo; fattiva la collaborazione con il Comune di Reggio Emilia e il Centro per l’impiego. Attualmente ci sono 18 art.21 tra lavoranti esterni e interni e 2 in semiliberi.

Le attività sanitarie sono garantite da 2 psicologi per i nuovi giunti e per il SERT, 2 psichiatri per 12 ore settimanali e le specialistiche di infettivo logo, cardiologo, dermatologo, odontoiatra, oculista, ginecolo e indagini radiologiche con apparecchiatura appropriata all’interno. Sono organizzati incontri con i detenuti per l’informazione sui rischi epidemiologici e di medicina preventiva di base.

La struttura dell’OPG, rispetto alla visita della Commissione parlamentare guidata dal senatore Marino, appare più pulita, i locali sono stati da poco tinteggiati, delle 5 sezioni 4 sono aperte di giorno e solo una (la “Centauro”) è chiusa e vigilata dal personale di polizia penitenziaria. Nelle altre c’è solo personale sanitario della AUSL, che decide chi, per ragioni di pericolosità per sé e per gli altri, deve andare nel reparto vigilato, con possibilità di spostarsi in altra sezione qualora il personale sanitario valuti diversamente il quadro clinico e comportamentale. Non ci sono contenzioni in atto. Un intero piano è dedicato ad attività didattiche e ricreative.

Gran parte degli internati proviene da altre regioni, solo 32 risiedono in Emilia Romagna, resta aperto il problema di coloro che non hanno più una residenza. Solo per coloro che risultano ancora socialmente pericolosi, residuerà la vigilanza esterna della polizia penitenziaria, salva diversa collocazione in caso di cessata pericolosità.

Le regioni più rappresentate come provenienza sono: 47 dal Veneto, 32 dalla Lombardia, l’Emilia Romagna con 32, il Piemonte con 16, le Marche con 15, il Trentino Alto Adige con 12, i senza fissa dimora sono 22.

Dal referente della sanità all’OPG sono venute importanti considerazioni e preoccupazioni per il futuro degli internati: appare fondamentale che le nuove strutture siano a dimensione di paziente, con personale formato e di lunga esperienza, spazi verdi e possibilità di lavoro soprattutto all’aperto.

Per quanto riguarda il personale gli educatori assegnati sono 4 (di cui uno part time) sia nella Casa circondariale che nell’OPG.

Il personale di polizia penitenziaria risulta essere insufficiente, il numero idoneo di agenti da assegnare, per la direzione, potrebbe essere di venti agenti.