Approvate all’unanimità due risoluzione, rispettivamente a firma di Giulia Gibertoni (M5s) e Francesca Marchetti e altri colleghi del Pd nonché gruppo Misto-Mdp, per richiamare il Governo a recepire i principi delle Carte europee

La commissione Parità e i diritti delle persone, presieduta da Roberta Mori, ha approvato all’unanimità due risoluzioni – a firma rispettivamente di Giulia Gibertoni (M5s) e Francesca Marchetti e altri colleghi del Pd oltre che da Silvia Prodi (Misto -Mdp) – che chiedono alla Giunta regionale di attivarsi in sede nazionale affinché venga “finalmente” istituita la figura del difensore civico nazionale come previsto dalle normative europee e da risoluzioni approvate in sede Onu e Ue e si rafforzi il ruolo della difesa civica, con particolare riferimento al ruolo di garanzia per le persone rispetto a mancanze o discriminazioni da parte delle pubbliche amministrazioni. L’Italia – è stato segnalato in commissione – rimane l’unico Paese, all’interno dell’Unione Europea, a non essersi ancora dotato di una Difesa Civica nazionale, nonostante la presenza di un ‘Ombudsman (difensore civico) nazionale’ sia parametro di democraticità e requisito per l’adesione all’Unione europea, e nonostante il Coordinamento nazionale dei Difensori civici regionali ne abbia da tempo sottolineato la necessità a fronte di una crescita dei bisogni di tutela delle persone nel campo dei diritti umani, sociali e di salute, in coerenza con i principi della Carta Costituzionale. Di qui le richieste alla Giunta, espressa in entrambe le risoluzioni, di attivarsi per dare un segnale politico a livello centrale e affinché nella discussione sul tema valuti anche l’istituzione di un coordinamento nazionale degli Istituti di Garanzia, al fine di integrare nel modo più funzionale ed efficace le risorse umane e strumentali, nonché i processi di gestione integrata del sistema per l’effettiva esigibilità dei diritti a fronte di situazioni “disomogenee sui territori” e a un’elevata frammentazione. Per Giulia Gibertoni “non c’è da andare fieri del fatto che l’Italia sia un modello negativo nell’Unione europea rispetto all’istituzione della difesa civica”. Con l’approvazione delle risoluzioni la commissione Parità e diritti – ha detto – esprime una volontà da cui non si può indietreggiare, un gesto di responsabilità e una chiamata ad un’azione concreta che deve essere da esempio anche per altre Regioni. Auspichiamo una visione della difesa civica più ampia e collegiale – ha poi sottolineato la consigliera – rilanciando anche per il livello regionale la discussione su una riorganizzazione delle competenze del difensore civico nonché un ampliamento, ad esempio nell’ambito sanitario, e una maggiore valorizzazione del suo ruolo nell’interesse dei cittadini. “L’assenza della figura di un difensore civico nazionale è un vuoto da colmare e una disfunzione non banale rispetto al principio di legalità previsto dall’Unione europea -ha detto Francesca Marchetti (M5s). Ecco perché si è scelto di dare un segnale politico concreto con le risoluzioni, affinché l’istituzione di un sistema di difesa civica nazionale sia affrontato a livello di Parlamento”. Al centro del dibattito andrebbe posto il tema dell’integrazione tra le varie figure che a livello nazionale si occupano di diritti: “valutando la possibilità di istituire un coordinamento degli istituti di garanzia a tutela dei diritti, per integrare in modo sempre più efficace e funzionale le risorse umane e strumentali”. La divisione settoriale delle tutele, ha poi segnalato con riferimento ad esempio ai garanti dei minori o dei detenuti, rischia di non essere efficace. A livello regionale Marchetti ha auspicato che siano sempre più numerosi i Comuni che, dopo i tagli dei difensori civici comunali, si convenzionino con il difensore civico regionale. Silvia Prodi (Misto -Mdp) ha a propria volta sottolineato l’esigenza di un riferimento nazionale della difesa civica, soprattutto – ha detto – per avere voce autorevole nei tavoli dove si prendono le decisioni non solo a livello nazionale ma anche nelle istituzioni europee e Onu. “È fondamentale- ha detto la presidente Roberta Mori- che l’Italia si doti della figura dell’ombudsman e che ci sia un coordinamento tra le figure di garanzia dei diritti. Tra l’altro, questa previsione non potrà che rafforzare il ruolo del difensore civico regionale. Come commissione, inoltre, coinvolgeremo l’Anci per promuovere fra i Comuni dell’Emilia-Romagna la possibilità di avvalersi della figura del difensore civico regionale. Va anche notato – ha concluso – come il rafforzamento degli istituti di garanzia comporti un valore in termini di educazione civica, perché promuove la strada della persuasione e può portare a superare in parte il conflitto giudiziario tra cittadini e pubblica amministrazione”. La risoluzione di cui è prima firmataria Francesca Marchetti è firmata anche dai colleghi del Pd Valentina Ravaioli, Antonio Mumolo, Barbara Lori e Luciana Serri.

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