Il diritto all’acqua di ogni persona è previsto in diverse Convenzioni e Dichiarazioni internazionali.

L’art. 3 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948 dice che “ogni individuo ha diritto alla vita” e senz’acqua non c’è vita.

La Convenzione per l’Eliminazione di tutte le forme di Discriminazione contro le Donne del 1979 riconosce il diritto delle donne a non essere discriminate anche rispetto alla fornitura di acqua.

La Convenzione sui diritti dell’Infanzia delle Nazioni Unite del 1989 impone agli stati di garantire ai minori la fornitura di acqua potabile.

La Risoluzione ONU del 29 luglio 2010 dichiara il diritto all’acqua un diritto umano universale e fondamentale in quanto estensione del diritto alla vita.

La nostra Costituzione, all’art. 32, tutela il diritto alla salute, e senza acqua non ci può essere salute.

L’articolo 5 del piano casa, che stabilisce, tra le altre cose, il divieto per chi occupa un immobile di chiedere l’allacciamento alla rete che fornisce acqua potabile, oltre ad essere in contrasto con le Convenzioni e Dichiarazioni citate presenta forti dubbi di costituzionalità.

Fin da prima che fosse approvato, schiere di giuristi, operatori sociali e associazioni, avevano predetto cosa sarebbe successo: le norme, che nelle intenzioni del governo dovevano servire a combattere le occupazioni, si sarebbero scontrate con la realtà. Una realtà fatta per lo più da famiglie disperate che occupano case sfitte perché non sanno dove far dormire i propri bambini o i propri anziani.

Il sindaco Merola ha fatto bene a riallacciare l’acqua agli occupanti. Perché era un dovere morale e civile, perché è compito del Sindaco occuparsi della salute dei cittadini e perché un amministratore serio si batte contro le povertà e non fa la guerra ai poveri.

Oggi Merola è indagato, ma questa indagine appare un atto dovuto, nefasta conseguenza di una legge sbagliata.
Molti amministratori si troveranno nella medesima situazione e davanti al medesimo paradosso se la legge non verrà al più presto cambiata: applicare le normative internazionali garantendo il diritto alla salute dei cittadini ma al contempo violare una legge dello stato.

E non credo si possa sostenere, come fanno alcuni, che il sindaco abbia fatto bene ma che la legge debba rimanere così com’è.

Queste persone, che magari vanno in chiesa tutte le domeniche ma ignorano i Vangeli (“ho avuto sete e mi avete dato da bere”) fanno un evidente torto alla loro stessa intelligenza.
Se la legge non cambia ogni amministratore che si comporti come il nostro Sindaco sarà indagato; e allora queste persone o dicono che Merola ha fatto bene e quindi bisogna fare i conti con una legge da rivedere almeno su questo punto, o dicono che Merola ha fatto male ed in questo caso dovranno fare i conti solo con la loro coscienza.

ANTONIO MUMOLO

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