“Bologna senza dimora” torna in piazza per raccontare le difficoltà della vita in strada. Giunta al suo quarto anno, l’iniziativa mira ad avvicinare due esistenze che vivono parallele lo stesso territorio, percorrono le stesse strade, ma spesso nemmeno si toccano: chi abita la città e quelli che la vivono senza avere un tetto. Ciechi gli uni, invisibili gli altri.

Ad organizzarla, tutte associazioni che lavorano quotidianamente (e in notturna) affianco alle cosiddette “marginalità”: Amici di Piazza Grande, Naufragi, Antoniano onlus, Auser, Avvocati di strada e Opera padre Marella. E soprattutto, persone di tutti i tipi e le provenienza che si aggirano fra gli stand: alcune si conoscono, o se non altro si sono viste “in giro”.

Dall’Arcigay che si trova ad affrontare nuovi problemi di discriminazione sessuale del macismo in strada e nei dormitori dei soggetti LGBT, costretti a una doppia marginalità; alla Biblioteca vivente, una idea originale di orwelliana ispirazione, che concede la “lettura” di persone come libri da sfogliare. Si sceglie il titolo, “lavoratrice del sesso” e “mamma di un figlio gay” i più letti, e la persona ti si apre, narrandoti la storia di cui la sua personale esistenza è portatrice.

“Quello che vogliamo fare – spiega Leonardo Tancredi, presidente dell’associazione Amici di Piazza Grande, nonché direttore dell’omonimo giornale venduto e ideato proprio dai senza fissa dimora nel 1993 – è avvicinare la città alle persone senza dimora e le persone senza dimora alla città”. L’obiettivo è portare la marginalità al centro della città e della sensibilità dei cittadini. “Per questo è importante il coordinamento delle associazioni.” L’assessore al Welfare, Amelia Frascaroli, presente con tutta la famiglia, infatti annuncia: “mi piacerebbe arrivare a costruire un festival che riunisca tutti gli altri, che solo oggi per esempio stanno avendo luogo contemporaneamente” e prosegue: “mi piacerebbe che Bologna diventasse la città del festival delle fragilità, che schiuda le potenzialità culturali e sociali di queste condizioni urbane”.

Ma soprattutto, quest’anno, “cerchiamo di capite come far fronte ai bisogni in aumento con risorse che diminuiscono”, Tancredi. Cosa che accadrà il 17 ottobre, in occasione della giornata mondiale contro la povertà nel dibattito fra istituzioni e associazioni “L’accoglienza a Bologna al tempo della crisi”.

I volontari delle associazioni assieme ai senza dimora, che in realtà hanno curato e ideato la ragia dell’intera organizzazione, hanno inventato il gioco degli homeless dall’eloquente titolo “Cosa si prova a vivere senza dimora a Bologna”. Una versione rivisitata del gioco dell’oca, che partendo dalla stazione centrale di Bologna, ti fa spostare avanti e dietro tra i passaggi che contrassegnano le possibilità i limiti della vita di un senzatetto: dall’incontro col servizio mobile, all’accoglienza a bassa soglia, fino all’attesa di una residenza che non viene concessa. “E poi naturalmente c’è la carta sfiga e la carta non-sfiga: tutto può succedere – racconta Erika, operatrice di Piazza Grande – Tiri il dado e tutto può succedere”.

Molti non sanno che se non si ha la residenza, come racconta Antonio Mumolo, consigliere regionale del Pd e ideatore di Avvocati di Strada: “Non si ha alcun tipo di diritto. Non puoi lavorare, l’Inps non ti paga la pensione, non hai accesso al servizio sanitario nazionale (se non all’assistenza di pronto soccorso) né ai dormitori. Perdi il diritto alla salute. E per chi ha malattie croniche, come l’epatite …” la pausa è d’obbligo. “E poi non puoi nemmeno votare, naturalmente – questo passa in secondo piano, ma ti da l’idea dell’esclusione di queste persone dal mondo”. Persone che non esistono. “La residenza deve essere garantita per legge. Per questo abbiamo inventato una via fittizia, intestata a Mariano Tuccella – un ragazzo che morì massacrato di botte da tre ragazzi mentre dormiva in strada – al posto della via Senzatetto, sicuramente più dignitosa, per chi presenta la carta d’identità”. Nel tentativo di non ridurre un’identità a un personaggio, quello del barbone, “che entra nelle cronache solo per morti tragiche o eventi di eroismo” come ricorda Tancredi.

Personaggi che spesso fanno paura. E che sono in aumento. Quest’anno a Bologna, la povertà ha colpito almeno circa 1500 persone mandandole per strada: anziani, lavoratori disoccupati, imprenditori falliti. E della povertà, ci si vergogna: “la povertà viene considerata una colpa, per cui molti la vivono con vergogna, non si fanno vedere, ne aiutare”, raccontano ancora gli Avvocati di strada.

A partire dall’8 ottobre si sono aperte le porte dei dormitori, accogliendo la città in “Porte Aperte”. E tali rimarranno fino alla fine del mese, creando occasioni per dibattiti e contatto diretto con i luoghi dei senzatetto: “Lo sguardo le parole di chi vive le ogni giorno aiutano a rileggere l’immagine di queste ‘terre di mezzo’, rimosse dal racconto della città pubblica”, annuncia l’associazione promotrice Naufragi.

Mentre lunedì 17 ottobre, in occasione della giornata mondiale contro la povertà, è oltre al dibattito all’albergo popolare di via del Pallone, che vedrà la confrontarsi sul delicato tema dell’esclusione e inclusione sociale, l’assessore comunale al Welfare, Amelia Frascaroli e Matilde Callari Galli dell’Istituzione per l’inclusione sociale don Serrazanetti, Antonio Mumolo, Leonardo Tancredi, Luciano Serio e padre Gabriele, nel frattempo, nelle principali città d’Italia si dormirà all’addiaccio per “La notte dei senza dimora”: centinaia di persone (poco meno di mille lo scorso anno) sfideranno le intemperie per una notte, in segno di solidarietà a chi in questa condizione ci “sottovive”: “sopravvivere è sbagliato, non si addice a noi – spiega Marco, storico homeless di Piazza San Francesco – noi sottoviviamo. Siamo al di sotto dell’esistenza minima”.

Ogni anno, il suo servizio mobile di Piazza Grande e tute le altre associazioni, si preparano ad affrontare l’emergenza freddo: l’anno scorso su 150 posti allestiti, sono passate 450 persone. Quest’anno sanno che dovranno aspettarsi spiacevoli sorprese.

Sullo sfondo infatti, la povertà che continua a crescere. Secondo i dati Istat, nel 2010 siamo arrivati a 8,3 milioni i poveri (13,8% della popolazione italiana), in confronto ai 7,8 milioni nel 2009.

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