Marielle Franco era una donna che si batteva difendere i diritti delle persone e dei giovani nelle favelas e in altre comunità emarginate. Era stata eletta con 46.500 voti al consiglio comunale di Rio, nel 2016, e, unica donna nera nel consiglio di Rio, con coraggio denunciava le violenze contro i più deboli, in particolare contro i metodi della polizia nelle favelas.
Nata e cresciuta in una favela, era comunque riuscita ad andare all’università e anche a ottenere un master, divenendo poi il punto di riferimento delle rivendicazioni dei diritti degli abitanti delle favelas.

Da anni Marielle Franco denunciava le violenze e gli abusi commessi dalla polizia nelle favelas di Rio. Pochi giorni prima di essere uccisa aveva puntato il dito pubblicamente contro l’intervento del 41° battaglione della polizia militare nella favela di Acari e aveva anche scritto contro l’uccisione, da parte della polizia militare, di un giovane assistente di un parroco: “Quante altre persone dovranno morire prima che questa guerra finisca?”

Erano in migliaia ai funerali di Marielle, e sono ancora in tanti a scendere in strada per ricordarla. Oltre al corteo nella favela da Maré, diverse altre manifestazioni si sono svolte nei giorni scorsi e altre sono in programma con lo slogan ‘Marielle vive’ o ‘Marielle presente’. Fare luce su questo caso è necessario per dare una risposta alla società civile brasiliana e riaffermare lo stato di diritto in un momento in cui è minacciato dalla criminalità.

Anche se un intervento diretto su un altro Stato, quello brasiliano in questo caso, non rientra nelle competenze della nostra Regione, credo sia importante esprimere il nostro cordoglio per l’uccisione di Marielle e chiedere con forza al nostro governo di attivarsi nelle sedi opportune perché si chieda alle autorità brasiliane di assicurare un’indagine tempestiva, approfondita e imparziale su questo tragico massacro. Per questo come gruppo PD voteremo convintamente a favore della risoluzione.

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