“Le case degli altri”. In questo video, realizzato dai ragazzi della scuola di giornalismo di Bologna, una mia intervista sugli effetti del decreto Lupi, che nega la residenza anagrafica alle persone che occupano una casa, togliendo a migliaia di persone in Italia la possibilità di mandare i propri figli a scuola, di curarsi o di poter tornare ad una vita comune.

COMUNICAZIONE. ‘LE CASE DEGLI ALTRI’: VIDEOREPORTAGE SU OCCUPAZIONI BOLOGNESI
Acqua, luce, residenza: i 3 divieti dell’art. 5 del nuovo Piano Casa diventano i 3 capitoli del documentario girato dagli studenti della scuola di giornalismo LaStefani. Per raccontare come vivono le persone negli stabili occupati dopo l’applicazione del decreto sull’emergenza abitativa

(RED.SOC.) BOLOGNA – Omar ha 53 anni ed e’ di origini marocchine. Arrivato in Italia nel 1982, nel 1993 e’ diventato cittadino italiano. Metalmeccanico da una vita, nel 2010 si e’ trovato senza impiego perche’ la ditta per cui lavorava e’ fallita. Con 5 figli e una moglie a carico, ha trovato sistemazione in una casa popolare, salvo poi essere sfrattato per morosita’: “Mi sono visto costretto a occupare una casa in via Mura di Porta Galliera”, racconta ad Angela Cammarota e a Sirio Tesori della scuola di giornalismo di Bologna. Nel videoreportage “Le case degli altri”, infatti, i ragazzi affrontano l’applicazione dell’articolo 5 del Piano Casa 2014 a Bologna: articolo 5 che nega a chi occupa un immobile non solo l’allacciamento di acqua, gas, luce e telefono, ma anche la residenza. Attraverso questi provvedimenti, il governo stima di riuscire ad abbattere del 40 per cento il fenomeno. “Tutti i figli di Omar frequentano la scuola dell’obbligo: risultano ancora residenti nella vecchia casa Acer, il contratto era di 18 mesi. Ma quando i mesi finiranno, si ritroveranno senza residenza. Che succedera’? A quale istituto potranno iscriversi? Perche’ se e’ vero che l’obbligo c’e’, poi si apre la questione territoriale. Qual e’ il loro istituto di riferimento?”, racconta Angela. A quel punto, come spiega anche nel video Antonio Mumolo di Avvocato di Strada, la famiglia si trovera’ costretta a fare domanda in tutte le scuole, sperando che prima o poi una di esse si dica pronta per accettare il bambino. Cosa che potrebbe succedere prima dell’inizio dell’anno o a lezioni cominciate. “Nel video raccontiamo 3 realta’ di occupazione. Ognuna approfondisce uno dei 3 divieti dell’articolo 5 del decreto Lupi: acqua, luce e residenza – spiegano gli autori -. Abbiamo provato a spiegare come vivono le persone nelle occupazioni. Omar e’ il nostro esempio di residenza negata”. In via Mura di Porta Galliera hanno incontrato anche numerose famiglie cinesi: “E’ rarissimo che si confondano con altre comunita’, eppure si sono dovute adattare. Sempre in quella zona abbiamo conosciuto molto persone che risultavano residenti in via Mariano Tuccella, quella strada che da’ la residenza a tanti senza casa”. Via Tuccella dal 2009 sostituisce via Senzatetto, in omaggio all’uomo morto 6 mesi dopo le botte ricevute da tre ragazzi mentre dormiva sui suoi cartoni in via Ugo Bassi. Per parlare di luce, i ragazzi hanno visitato l’ex clinica Beretta di proprieta’ dell’Ausl, che raccoglie circa 60 occupanti, tra italiani, romeni e rifugiati politici, appoggiati da Asia Usb. “Ci siamo andati di mercoledi’, alle 21, il momento dell’assemblea. Inutile dire che la situazione e’ drammatica. La giornata ha un ritmo strano: appena cala il sole, per loro finisce. E se d’estate va meglio, d’inverno fa buio alle 17. Tutto questo incide negativamente sugli equilibri della struttura”. Nelle ex scuole Ferrari di via Toscana di proprietà Carisbo non va meglio: si fanno le collette per comprare 3 candele a un euro. “Per loro, un euro puo’ valere moltissimo: se non viene investito in candele, si spende per un caffe’ al bar, mentre si aspetta che il telefono si ricarichi. Il cellulare e’ molto importante: serve per fare luce, ma anche per ricevere telefonate di lavoro”. Sempre alle Ferrari, i 60 occupanti sono chiamati a fare i conti anche con l’assenza d’acqua: “Abbiamo incontrato Mimma Barbarello di Asia Usb: ci ha raccontato che, dall’inizio dell’estate, avevano dichiarato l’intenzione di farsi carico della spesa per le utenze. Nessuna risposta, e in pieno agosto e’ stata tolta l’acqua”. Li’, tra tanti uomini stranieri, rifugiati politici ed ex ospiti del campo di via Prati di Caprara, abita anche Kahled, 47 anni, in Italia da 30. Di origini tunisine, era venuto una prima volta in Italia per poi fare ritorno in patria nel tentativo di costruirsi una nuova vita con la moglie. Ma, dopo la primavera araba, e’ stato costretto a fuggire attraverso il Mediterraneo. Facchino, autotrasportatore, operaio esperto nello smaltimento di amianto, prima di occupare ha dormito 4 mesi in strada: oggi fa 3, 4 volte avanti e indietro dalla casa alla fontanella piu’ vicina per prendere l’acqua. “A testa, usano 10 litri al giorno per bere, cucinare e lavarsi: l’Organizzazione mondiale della sanita’ stima che al di sotto dei 20 litri quotidiani il rischio per la salute e’ da considerarsi ‘alto'”. L’acqua si fa scaldare al sole, e quando non c’e’, si usa fredda: “Per cucinare, riempiono di alcol una scatoletta di tonno vuota e le danno fuoco, tra gli stracci: sopra, l’acqua a bollire”. (ambra notari) (www.redattoresociale.it)

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