E’ stato molto applaudito l’intervento di Antonio Mumolo al primo incontro del PD bolognese dopo le elezioni organizzato per commentare i risultati. All’iniziativa, che si è svolta al Circolo Passepartout, hanno partecipato anche il segretario Andrea De Maria, i parlamentari Sandra Zampa e Gianluca Benamati e l’altra neoeletta in consiglio regionale Paola Marani.

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Al circolo Passepartout il primo affollato incontro dopo le elezioni. Militanti stremati e qualcuno in fuga verso Grillo – L’incontro

di Bologna

Il Pd bolognese si ritrova al circolo Passepartout, due giorni dopo il voto regionale, per tirare le somme e commentare i risultati con il segretario Andrea De Maria, i parlamentari Sandra Zampa e Gianluca Benamati i neoeletti in consiglio regionale Antonio Mumolo e Paola Marani. Nella sala, troppo piccola, una folla di militanti che perlopiù appaiono esausti, anche se agli estremi non mancano l’incazzato nero fresco del voto a Grillo («Io mi sarei rotto i maroni…») e il fedele alla linea disposto ad assecondare le parole d’ordine dello stato maggiore Pd («Bene o male, l’abbiamo sfangata»). Il primo intervento è del grande protagonista di queste elezioni, Maurizio Cevenini, che sottolinea l’importanza delle preferenze e del lavoro dei candidati per guadagnarsele, richiamando all’unità. L’agenda di mister preferenze trabocca, davvero non sembra quella di chi si accontenta di essere arrivato in Regione, e così Cevenini saluta e se va. Resta una Pd con una base decisamente meno soddisfatta di dirigenti reduci dall’aver salvato il salvabile. E infatti De Maria rispetta alla lettera il copione che il ruolo gli assegna: il 54% conquistato in città da Vasco Errani è «un risultato importante, date le condizioni politiche in cui si trova Bologna, in crescita rispetto alle Europee, un capitale da non disperdere». Sa che affronta un clima ostile ma non se la cava male, tanto che dopo la prima prova del fuoco qualcuno butta là che il segretario starebbe addirittura facendo un pensierino per la candidatura a sindaco. A oggi pare fantapolitica, domani si vedrà. In generale quasi tutti quelli al tavolo della presidenza si concentrano su alcuni punti: l’astensionismo, la crescita della Lega, l’exploit del movimento 5 stelle: quest’ultimo tema molto dibattuto, un risultato che non viene liquidato come antipolitica, «perché i grillini rappresentano un modo nuovo e diverso di fare politica», ma sicuramente come voto di protesta, perché «intercetta un malessere, senza offrire una reale proposta di governo». Il pubblico ascolta, bisbiglia, scalpita quando al di là del tavolo preferiscono guardare il bicchiere mezzo pieno. La delusione specialmente dopo Delbono («Io per lui ci ho messo la faccia, purtoppo») è ancora tanta, come la paura di inciampare in un’altra fregatura con i candidati futuri. L’applausometro, se usato come chiave di lettura degli umori, premia i neo eletti in Regione Mumolo e Marani: la loro è stata sì una campagna poco gridata ma piena di contenuti, la campagna di chi è stato tra la gente ad ascoltare e a proporre. Forse hanno prevalso perché sono stati se stessi: Mumolo l’avvocato degli ultimi, dei senza casa, degli operai licenziati, dei consumatori vessati, la Marani l’ex sindaco di San Giovanni in Persiceto che nella bassa conosce tutto e tutti. A loro, in chiusura, si aggiunge la «lezione» di Claudio Mazzanti, il popolarissimo ex presidente del Navile: «Sapete come si fanno le campagne elettorali? Si divide un quartiere per quadrati, in ognuno di quei quadrati si va a suonare a tutti i campanelli. E poi bisogna guardare le facce, se ti fanno il sorrisino e via quello è un voto a rischio se non perso». Invece non è persa, per il momento, la «fedeltà» di gran parte dei militanti. Ma chissà fino a quando lo «zoccolo duro» resisterà. bologna@unita.it

2 aprile 2010 pubblicato nell’edizione di Bologna (pagina 51)

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