Avvocato di strada

Sono Presidente dell’Associazione Avvocato di strada Onlus, che offre tutela legale gratuita alle persone senza dimora.

Il progetto “Avvocato di strada”, realizzato per la prima volta nell’ambito dell’ Associazione Amici di Piazza Grande, nasce a Bologna alla fine del 2000.  L’esperienza nasce dalla necessità, sentita da più parti, di poter garantire un apporto giuridico qualificato a quei cittadini oggettivamente privati dei loro diritti fondamentali. La tutela legale viene prestata presso un ufficio, il cosiddetto “sportello” organizzato come un vero e proprio studio legale nell’accoglienza, nella consulenza e nella apertura delle pratiche. All’attività degli sportelli partecipano a rotazione avvocati che forniscono gratuitamente consulenza e assistenza legale ai cittadini privi di dimora, oltre a volontari che si occupano della segreteria e della conduzione dell’ufficio. Altri avvocati, inoltre, pur non partecipando direttamente all’attività dello sportello, danno la loro disponibilità a patrocinare gratuitamente uno o due casi l’anno riguardanti persone senza fissa dimora.

Gli sportelli legali di Avvocato di strada sono legati dall’Associazione Nazionale, nata nel febbraio 2007 per cercare di favorire una crescita comune delle esperienze, condividere, attraverso il confronto di esperienze, un’idea comune sugli obiettivi e le modalità di intervento del Progetto Avvocato di strada, riflettere sulle caratteristiche e sui cambiamenti del contesto sociale, favorire lo scambio di informazioni tra gli operatori di territori diversi per migliorarne le competenze e renderle più specifiche ed adatte alle diverse realtà.

Nel gennaio 2008 Avvocato di strada ha siglato un protocollo d’intesa con l’Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull’origine etnica UNAR istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità. In virtù di tale accordo l’UNAR potrà indirizzare le persone senza fissa dimora che si ritengano vittima di discriminazioni razziali presso gli sportelli di Avvocato di strada, che offrirà il proprio contributo alla lotta quotidiana contro ogni forma di discriminazione.

Obiettivi e risultati

L’Associazione, oltre alla sua funzione principale di tutela dei diritti delle persone senza fissa dimora, si prefigge lo scopo di raccogliere tutta la normativa e la giurisprudenza in materia di esclusione sociale, di stilare una carta dei diritti e di costruire in centro dei diritti della povertà e del disagio.

Il raggiungimento di questi obiettivi prevede alcune azioni immediate, fra cui:

1. la costituzione di una rete che coinvolga i sindacati unitari, la Consulta Cittadina contro l’esclusione sociale, le realtà “no profit” e dei centri dei diritti presenti nel territorio cittadino, oltre alla coinvolgimento dell’Università;

2. la costituzione di un archivio dei casi trattati e la produzione di materiale informativo per gli operatori;

3. la raccolta della normativa e della giurisprudenza che riguardano il problema dell’esclusione sociale;

4. la costituzione di un gruppo di avvocati civilisti, amministrativi e penalisti disponibili ad assistere le persone senza fissa dimora, anche attraverso l’utilizzo del gratuito patrocinio;

5. l’istituzione di campagne informative rivolte alla cittadinanza e agli utenti del servizio;

6. la redazione di una Carta dei Diritti e la costituzione di un centro diritti per la povertà e il disagio.

I casi trattati

I legali volontari di Avvocato di strada ad oggi hanno affrontato più di mille casi.

Il numero di consulenze effettuate è molto alto, e risulta incalcolabile.

Tra i casi affrontati, uno in particolare ha assunto notevole importanza per la realizzazione degli obiettivi e della funzione dell’Associazione

Il gruppo dell’Avvocato di strada ha dovuto affrontare una causa pilota contro il Comune di Bologna, per la tutela del diritto alla residenza.
L’azione giudiziale si è resa necessaria a causa del comportamento illegittimo tenuto dall’amministrazione comunale che aveva, fino a quel momento, negato ad una persona senza fissa dimora un diritto soggettivo, quello alla residenza, già riconosciuto dalla Costituzione. La causa si è conclusa con il riconoscimento del diritto alla residenza del richiedente e con la condanna del Comune di Bologna al pagamento delle spese legali. Tale provvedimento, unico in Italia, costituisce un precedente giurisprudenziale fondamentale. A seguito della pronuncia del giudice tutte le persone senza fissa dimora, in tutto il territorio nazionale, oggi possono richiedere e ottenere la residenza anagrafica presso i dormitori, i centri di accoglienza, le associazioni. Il risultato è ancora più importante se si pensa che l’iscrizione nei registri anagrafici è il presupposto imprescindibile per beneficiare dell’assistenza sanitaria nazionale, per esercitare il diritto di voto, per iscriversi alle liste di collocamento, per aprire la partita IVA e, in generale, per godere dei diritti riconosciuti dallo stato sociale.

Un altro problema che è stato affrontato con frequenza è quello della situazione in cui versano i figli minori delle persone che vivono in strada.
Questi bambini vengono inesorabilmente dati in adozione ad altre persone, su consiglio degli assistenti sociali e con decisione del Tribunale dei Minori.
Gli assistenti sociali ed il Tribunale dei Minori dimenticano però, spesso, che la persona che vive in strada e che si trova in situazione di grave disagio (alcolisti, tossicodipendenti o semplicemente poveri) hanno normalmente una famiglia e che sarebbe più giusto affidare i minori temporaneamente a quella famiglia, consentendo ai genitori di intraprendere un percorso di recupero, alla fine del quale potranno tornare a vivere con i propri figli.

Questa strada, tra l’altro, non solo consente ai genitori di non perdere i figli, ma offre l’ulteriore vantaggio di dare loro uno stimolo in più per uscire dalla situazione in cui si trovano.

In due casi è stata fatta opposizione all’adottabilità di due bimbi ed in ambedue i casi il Tribunale ha deciso che i minori venissero affidati a familiari dei genitori (in un caso ai nonni e nell’altro alla sorella della madre). Nel frattempo i genitori sono entrati in comunità, per affrontare un percorso che consentirà loro di ritornare a vivere con i propri figli.

Pubblicazioni

Ho scritto alcuni saggi sull’esperienza di Avvocato di strada che sono apparsi nelle seguenti pubblicazioni:

> Mumolo A., L’avvocato di strada. I diritti degli esclusi, in Cerrocchi L. e Dozza L. (a cura di), Contesti educativi per il sociale, Erickson, Trento 2007

> Mumolo, A., Avvocati di strada: considerazioni a margine di un’esperienza, in Questione Giustizia, Fascicolo 6, Franco Angeli, Roma, 2006

> Mumolo, A., Avvocati di strada, in Castelli, V. (a cura di), Ragionare con i piedi. Saperi e pratiche del lavoro di strada, Franco Angeli, Roma, 2007



Info & Contatti
Avvocato di strada Onlus
Via Malcontenti 3, 40121, Bologna Tel.051227143
Web: www.avvocatodistrada.it info@avvocatodistrada.it

 

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