Antonio Mumolo ha partecipato alla fesa delle donne eritree che si è tenuta presso la sala del Circolo PD di via De Giovanni. Un articolo e le foto di Mario Rebeschini raccontano la serata[nggallery id=3]

7 marzo delle donne eritree
di MARIO REBESCHINI

Un centinaio di donne eritree si sono date appuntamento domenica pomeriggio nelle sale del “Circolo delle idee”, vecchia sede del Pci completamente restaurata e “messa a disposizione di chi desidera incontrarsi”, come dichiara Enrico Boccaletti segretario del circolo Pd di via De Giovanni. “La festa la facciamo oggi perché l’8 marzo è un giorno di lavoro e per noi sarebbe impossibile ritrovarci”, spiega Miriam regalando un sorriso luminoso. Le donne avvolte nei loro foulard bianchi tutte con un mazzetto di mimose in mano chiacchierano passandosi il vassoio dei popcorn di benvenuto che si trovano sempre sul tavolo nelle case degli eritrei. “Quest’anno la festa della donna è capitata in quaresima e noi copti ortodossi in quaresima non balliamo e non mangiamo carne, uova, formaggi, ma solo verdure e pesce. Anche gli alcolici sono proibiti – dice Sara Kudusaw – festeggeremo poi come si deve dopo Pasqua”.
Una signora anziana con il grande foulard bianco che la ricopre tutta, racconta alle più giovani come è nata la festa intenzionale della donna lasciandole sconvolte: “Nel 1908, a New York, le operaie di una fabbrica stavano scioperando per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero andò avanti per diversi giorni finché, l’8 marzo, il padrone
bloccò tutte le porte e diede fuoco alla fabbrica. Morirono bruciate vive 129 operaie. Ecco perché è nato e l’8 marzo, per ricordare quelle povere ragazze e tutte le donne che lottano contro ogni prepotenza”. Popcorn, the, caffè, continuano a girare. Vengono offerti anche a padre Resene, parroco della chiesa copta di via De’ Fusari. Ogni sabato finito il lavoro in una fabbrica del bergamasco padre Resene, saluta moglie e figli e arriva a Bologna per festeggiare la domenica con i suoi parrocchiani.
“Noi donne eritree l’8 marzo ce lo siamo conquistato nei trent’anni di guerra contro l’Etiopia combattendo nelle formazioni partigiane di fianco agli uomini – dice Zait, responsabile delle donne eritree bolognesi –. Oggi nel governo eritreo la presenza delle donne è già arrivato al 33 per cento. Siamo riuscite persino ad impedire guerre di religione con i musulmani, viviamo di fianco a loro e festeggiamo insieme le ricorrenze religiose. Il nostro governo sa bene che noi donne, anche fuori dal nostro paese, saremo sempre al fianco della nostra patria disposti a stringere ancora di più la cinghia per aiutarla”.
Un momento di incredulità quando Antonio Mumolo, avvocato di strada, parlando di emigrazione, conclude il suo intervento leggendo le indicazioni del Congresso americano del 1912 sull’emigrazione. Nella parte riservata agli italiani si legge: ”Sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano… Tra di loro parlano lingue incomprensibili forse antichi dialetti. Mandano i bambini a chiedere l’elemosina davanti alle chiese con toni lamentosi e petulanti. Sono dediti al furto e, se ostacolati, diventano violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché sono poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di stupri consumati da loro in strade buie quando le donne tornano a casa dal lavoro… Proponiamo che vengano privilegiati i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti, ma disposti più degli altri a lavorare. Mentre quelli che vengono dal Sud Italia, vanno rimpatriati subito”.
Le donne che hanno capito l’allusione di Mumolo, lo ringraziano con il lungo grido modulato delle donne eritree.

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